Crescere tra ristoranti e bar può trasformarsi in qualcosa di più di un semplice lavoro: può diventare un progetto di vita. In questa intervista Tudor racconta il suo percorso nel mondo della ristorazione, dagli anni passati a lavorare nei locali fino alla decisione di aprire un bar tutto suo. Una storia fatta di esperienza sul campo, formazione, sacrifici e tanta voglia di creare un luogo di incontro per le persone del territorio.
Raccontaci brevemente chi sei e parlaci del tuo nuovo progetto: come si chiamerà il tuo bar e che tipo di locale sarà?
A dire il vero la ristorazione ha sempre fatto parte della mia vita. I miei genitori hanno sempre lavorato in questo settore e io sono cresciuto praticamente dentro ai locali. Mio padre ha sempre fatto il cameriere e le mie prime stagioni le ho fatte proprio insieme a lui, nei posti in cui lavorava. È stato un modo naturale per imparare il mestiere, stando a contatto con le persone e capendo da vicino come funziona questo mondo.
Il progetto del mio bar nasce proprio da questo percorso. L’idea è quella di creare non solo un bar, ma un punto di ritrovo per le persone: un posto dove si possa stare insieme, ascoltare musica e partecipare a eventi, mantenendo comunque un ambiente accogliente e informale.
Il sogno di mettersi in proprio
Quando hai iniziato a interessarti al mondo della ristorazione e dell’accoglienza?
La ristorazione è sempre stata presente nella mia vita. Essendo cresciuto in questo ambiente grazie al lavoro dei miei genitori, ho iniziato molto presto a capire cosa significa lavorare a contatto con il pubblico e gestire un locale.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che volevi trasformare questa passione in un’attività tutta tua, aprendo un bar?
Nel 2023 abbiamo aperto un ristorante insieme in famiglia. Siamo in società, ma il mio ruolo era più operativo che gestionale: mi occupavo soprattutto della sala, dei clienti e del servizio. La parte gestionale era principalmente seguita da mio padre.
Proprio durante quel periodo ho iniziato a pensare seriamente di creare qualcosa di mio. Già dopo il primo anno al ristorante avevo iniziato a valutare l’idea di aprire un locale tutto mio.
Quali sono stati i tuoi primi passi per imparare il mestiere?
Il mio percorso è stato abbastanza vario: ho lavorato tra bar, hotel e ristoranti. Questo mi ha permesso di conoscere diversi aspetti del settore e di fare esperienza diretta sul campo.
Hai frequentato corsi professionali o hai imparato principalmente lavorando?
Due anni fa avevo anche provato ad aprire il mio primo bar a Livigno. Ero in trattativa per prendere un locale, ma alla fine non è stato possibile perché lo spazio è stato trasformato in uffici.
A quel punto ho deciso di dedicare un anno alla formazione. Sono tornato a Milano per specializzarmi nella grafica, in particolare nel 3D e nel product design. È stato un percorso che ho fatto tra il 2024 e l’inizio del 2025.
Questa esperienza mi è servita molto: oggi, ad esempio, ho creato personalmente il logo e tutto il materiale comunicativo del mio bar.
La realizzazione del progetto
Come sei riuscito a trasformare l’idea del bar in una realtà concreta?
Dopo l’estate è arrivata l’occasione giusta. Ci eravamo trasferiti da Tirano a Tresenda e lì c’era un bar che frequentavo ogni tanto al mattino. Ho saputo che stava cambiando gestione e da lì è partita la trattativa.
All’inizio sembrava che il locale dovesse andare ad altre persone e avevo quasi accantonato l’idea. Poi però, a inizio gennaio, mi hanno richiamato dicendomi che l’accordo con gli altri non era andato a buon fine e chiedendomi se fossi ancora interessato.
Quali sono state le principali difficoltà all’inizio?
È successo tutto molto velocemente. Nel giro di una settimana ho fatto tutto: partita IVA, documenti e pratiche. Il 3 gennaio avevo già firmato per prendere il bar.
Dal 15 gennaio sono iniziati i lavori e gran parte li ho fatti personalmente. Il locale era rimasto un po’ trascurato negli ultimi anni, quindi ho dovuto fare molta pulizia e sistemare parecchie cose.
In poco più di un mese sono riuscito a preparare tutto e il 3 febbraio ho annunciato ufficialmente l’inaugurazione del bar.
Che tipo di impronta hai voluto dare al tuo locale?
Questo progetto per me è molto più di un semplice lavoro. È il risultato di anni di esperienza, ma anche di passioni diverse che ho cercato di unire.
Oltre alla ristorazione, infatti, mi sono sempre interessato anche all’organizzazione di eventi. A Bolzano, per esempio, ho partecipato all’organizzazione di diverse feste e manifestazioni legate alle fiere.
L’idea è proprio quella di portare tutto questo dentro al locale: creare un ambiente vivo e dinamico, senza trasformarlo in una discoteca ma mantenendo uno spazio accogliente dove le persone possano ritrovarsi.
Sfide e obiettivi
Qual è stata la tua più grande sfida finora?
Una delle sfide principali è stata quella di partire completamente da solo. So che sarà impegnativo, ma credo di avere l’esperienza necessaria per gestire il locale e il rapporto con i clienti.
Come hai affrontato i momenti di stress o incertezza?
Dal punto di vista economico è stato un investimento importante. Ho messo praticamente tutto quello che avevo guadagnato negli ultimi tre anni lavorando nel ristorante di famiglia.
Non è stata una scelta leggera, ma sentivo che era il momento giusto per provarci.
Guardando al futuro
Cosa sogni per il futuro del tuo bar?
L’obiettivo è anche quello di dare un po’ più di vita al paese. Negli ultimi tempi alcuni locali hanno chiuso e i giovani non hanno molti punti di ritrovo. Mi piacerebbe che questo bar diventasse uno spazio dove le persone possano incontrarsi e passare del tempo insieme.
Che consiglio daresti a un giovane che ha un sogno imprenditoriale?
Non mi aspetto di diventare milionario. L’obiettivo è molto più semplice: crearmi un lavoro che sento davvero mio, dove poter gestire le mie idee, lavorare con le persone e costruire qualcosa nel tempo.
Per ora si parte così: da soli, con tanta energia e con la voglia di far crescere questo progetto giorno dopo giorno.