Classe 1995, di Tresivio, Luca Moretti è la dimostrazione vivente di come modernità e tradizione possano non solo convivere, ma alimentarsi a vicenda. Perito agrario di giorno e allevatore all'alba e al tramonto, la sua è una storia di passione pura per la terra e per quelle radici valtellinesi che, grazie a giovani come lui, continuano a germogliare.
Chi sei e cosa fai nella vita?
Ciao! Sono Luca Moretti, sono nato nel 1995 e abito a Tresivio. Nella mia vita porto avanti due mondi paralleli ma strettamente connessi: lavoro in ufficio presso l’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia e, contemporaneamente, gestisco la mia piccola stalla.
Quando è nata la tua passione per l’allevamento?
La passione c’è sempre stata, fin da quando ero piccolo. Ricordo che a volte saltavo l’asilo pur di stare con i nonni in campagna e in stalla. Mentre gli altri bambini chiedevano giocattoli tradizionali, io preferivo animali in miniatura o campanacci. Questa dedizione mi è stata tramandata da mia nonna paterna di Grosio, che allevava capre, pecore, maiali e vacche.
Com’è una tua giornata tipo?
La mia giornata inizia molto presto, alle 4:30 del mattino. Vado in stalla per le mansioni principali — pulizia, mungitura e cura degli animali — e verso le 7:00 parto per l’ufficio. Finisco il lavoro aziendale alle 16:30 e torno subito in stalla, dove resto fino alle 19:30. È un ritmo intenso, ma per me la gestione della stalla rappresenta un ritorno alla terra e a ritmi naturali che mi danno molta pace.
Di cosa ti occupi principalmente nella tua stalla?
Gestisco una piccola realtà montana dove allevo le O.B. (Original Braunvieh), le vacche Bruno Alpine "di una volta", una razza autoctona della nostra valle. Le attività principali includono l'allattamento dei vitelli, l'alimentazione, l'alpeggio stagionale e la costante attenzione al benessere animale. In questo viaggio mi aiutano i miei genitori e qualche amico, specialmente durante la stagione del fieno.
Quanto sono importanti per te le tradizioni di una volta?
Moltissimo. Oltre all'allevamento, mi dedico alla realizzazione manuale di cestini in vimini e gerle, strumenti che ancora oggi molti giovani allevatori dell'Alta Valtellina mi chiedono di produrre. Faccio anche parte del gruppo folcloristico "La Tradizion di Grosio" per preservare balli e canti storici, e canto nel coro "Vetta" di Ponte in Valtellina. D’inverno, poi, non rinuncio mai al rito del maiale, un momento di festa comunitaria che unisce famiglie e vicinato.
Quali sono le difficoltà più grandi e le soddisfazioni più belle?
La sfida maggiore oggi è la burocrazia: troppe carte e regole che spesso sottraggono tempo prezioso al lavoro vero. Servirebbero meno ostacoli e sostegni più mirati per le piccole realtà di montagna. La soddisfazione più grande, però, è vedere i miei animali che stanno bene. Sapere di essere, insieme ad altri amici allevatori, un "custode del territorio" è ciò che mi rende più orgoglioso.
Che consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere questo percorso?
Senza l'agricoltura e l'artigianato locale, la montagna perde la sua anima. Il mio consiglio è di non mollare e di avere il coraggio di mantenere vive le proprie radici. Spero che sempre più ragazzi abbiano la possibilità di coltivare questa passione, affinché il futuro della Valtellina non rimanga solo un ricordo, ma resti un territorio vivo e produttivo nelle mani dei giovani.