Tra i ricordi di una casa dove il silenzio era un ospite raro e l'emozione di un traguardo come la finale di Sanremo Rock 2026, è emersa la storia di chi ha saputo trasformare una passione di famiglia in un'identità artistica solida e determinata. Ecco il cammino di Arianna Campia, in arte "Campari", tra le radici a Sondrio e la voglia di non stare mai fermi.
Le radici e l'infanzia
Raccontaci un po’ di te: com’è stata la tua infanzia a Sondrio? C’era già la musica nei tuoi primi ricordi o è arrivata dopo?
Sono cresciuta in una casa dove il silenzio era raro: ho respirato musica fin dai primi giorni di vita. Mio padre è laureato in chitarra classica, proprio come me, e mia madre è insegnante e musicoterapista.
Questo ambiente mi ha permesso di assorbire suoni e armonie in modo naturale, rendendo la musica parte integrante della mia identità.
Quali erano i tuoi sogni o i tuoi obiettivi da bambina? Immaginavi già che avresti "dato forma" alla tua creatività in questo modo?
I miei sogni di allora sono esattamente quelli di oggi: riuscire a esprimermi attraverso la musica.
Non ho mai desiderato altro se non trovare il mio linguaggio per comunicare con gli altri
Il percorso e l'evoluzione
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica non era più solo un passatempo ma la tua strada? Quali sono stati i primi passi concreti che hai fatto per iniziare a produrre i tuoi brani?
In realtà, l'ho sempre saputo. Non c'è stata una 'folgorazione' improvvisa perché la musica è sempre stata lì.
Il passaggio al Conservatorio è stato la naturale evoluzione di un percorso che sentivo già tracciato dentro di me. La produzione dei miei brani è arrivata molto tardi, dopo il conservatorio mi sono avvicinata alla musica pop specializzandomi in canto e in pianoforte, poi ho aperto le note del telefono e buttato giù le parole, che poi sono diventate rime, poi note, poi canzoni.
Nel tuo percorso, c’è stata una figura — un insegnante, un amico o un mentore — che ti ha sostenuta nei momenti di incertezza o che è stata fondamentale per la tua crescita artistica?
Senza dubbio mio padre. È stato il mio primo insegnante e ancora oggi è il mio punto di riferimento. È bellissimo poter condividere questa passione e questo lavoro con lui: siamo entrambi insegnanti di chitarra e i suoi consigli sono ancora preziosissimi per la mia crescita artistica e professionale.
Le sfide e il territorio
Sappiamo che fare musica partendo da una realtà di provincia può avere le sue complessità. Quali sono stati gli ostacoli principali che hai incontrato e come sei riuscita a superarli?
Fare musica qui ha i suoi pregi: ci sono molti professionisti preparatissimi con cui confrontarsi. La sfida vera è riuscire a far uscire la propria produzione dai confini della provincia. Ci sto ancora provando con tutta me stessa, cercando di trovare i canali giusti perché il mio messaggio arrivi anche altrove. Per farlo, mi sono affidata ai social e ho partecipato a talent musicali come Sanremo rock, dove ho portato un mio brano che al momento è in finale!
Come vivi oggi il tuo rapporto con Sondrio? È un luogo che ispira la tua scrittura o senti a volte il bisogno di "evadere" per trovare nuova linfa?
Sondrio è il mio porto sicuro e il luogo delle radici, ma la musica mi spinge naturalmente a guardare oltre. Non la vivo come una fuga, ma come una necessità di crescita: se la città è il posto dove leggo e scrivo per ricaricarmi, l’esterno è la linfa che serve ai miei sogni per prendere forma.
Per me 'non stare mai fermi' significa proprio questo: amare casa, ma avere sempre la valigia pronta per il prossimo palco o una nuova sfida professionale.
Il traguardo: "La forma dei sogni"
Il tuo nuovo EP si intitola "La forma dei sogni". Cosa rappresenta per te questo lavoro? È un punto di arrivo o l’inizio di un nuovo capitolo?
Per me 'La forma dei sogni' rappresenta il momento in cui l'astratto diventa concreto. Come dice il titolo, è il tentativo di dare una struttura solida a ciò che prima viveva solo nella mia testa. Non lo considero affatto un punto di arrivo, ma l'inizio di un nuovo capitolo: è la mia 'carta d'identità' artistica che finalmente presento al mondo.
È il primo passo di quel cammino che, come dico sempre, richiede di non stare mai fermi.
Cosa ti rende più orgogliosa di questo progetto ora che è finalmente fuori e disponibile per tutti?
L'orgoglio più grande è la coerenza. Sono fiera di essere riuscita a trasporre in musica la mia urgenza di espressione senza scendere a compromessi. Vedere che quei sogni hanno ora una 'forma' che altri possono ascoltare, leggere e interpretare mi dà una carica incredibile per continuare a lottare e a credere in quello che faccio.
Il tempo libero e l'equilibrio
Oltre alla musica, cosa ti piace fare nel tuo tempo libero per ricaricarti? Ci sono dei luoghi qui in zona dove ti rifugi quando hai bisogno di staccare?
A differenza di molti qui in zona, non amo particolarmente camminare in montagna! Il mio modo per ricaricarmi è più introspettivo: amo moltissimo leggere e, naturalmente, scrivere nuova musica.
È nel silenzio della lettura o nel processo creativo della composizione che trovo il mio vero equilibrio.
Il futuro e il messaggio ai giovani
Quali sono i tuoi sogni per il futuro, sia a livello personale che professionale? Dove ti vedi tra qualche anno?
Professionalmente, spero che il mio futuro sia fatto di equilibrio. Mi vedo sicuramente in classe a insegnare, trasmettendo ciò che ho imparato, ma sogno anche molto il palco.
Le esibizioni live sono la dimensione in cui la musica prende vita davvero, e spero di poter dedicare sempre più spazio ai concerti.
C’è un messaggio o un consiglio che vorresti lasciare ai giovani di Sondrio che, come te, hanno un progetto o una passione ma magari non sanno da dove iniziare o hanno paura di fallire?
È un consiglio che ripeto costantemente anche a me stessa: non mollate mai. Credete nei vostri sogni e lottate per realizzarli, senza stare mai fermi. La passione richiede movimento, ricerca e una grande dose di determinazione.